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Ramzy Baroud (tradotto) – Il genocidio dei Rohingya: grandi compagnie petrolifere, democrazia fallita e falsi profeti

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Aung San Suu Kyi ha svolto il suo ruolo come previsto, ottenendo l’appoggio della Destra e l’ammirazione della Sinistra. Per questo ha ottenuto il Premio Nobel per la Pace nel 1991: è entrata nel gruppo degli ‘Anziani’ ed è stata pubblicizzata da molti giornalisti e da vari governi come una figura eroica che si doveva imitare.

Una volta Hillary l’ha definita “una donna straordinaria.” Il percorso della ‘Signora’ della Birmania da pariah politica nel suo paese dove è stata per 15 anni agli arresti domiciliari, è finalmente terminato con un trionfo quando è diventata la leader della Birmania in seguito a un’elezione multipartitica nel 2015. Da allora ha viaggiato in molti paesi, ha cenato con regine e presidenti, ha tenuto discorsi memorabili, ha ricevuto riconoscimenti, allo stesso tempo consapevolmente  “cambiando marchio   proprio ai militari brutali ai quali si era opposta nel corso degli anni.

La grande ‘umanitaria’ sembra, però, avere esaurito l’integrità, dato che il suo governo, i militari e la polizia hanno cominciato a condurre una vasta operazione di pulizia etnica che ha preso di mira ‘la gente più oppressa sulla terra’, i Rohingya. Queste persone indifese sono state soggette a un genocidio brutale e sistematico, condotto con uno sforzo congiunto di militari e polizia birmana, e di una maggioranza di nazionalisti buddisti. Le cosiddette “Operazioni di pulizia” hanno ucciso centinaia di Rohingya nei mesi recenti, spingendo oltre 250.000 persone  in lacrime, spaventate e affamate, a scappare per salvarsi la vita in qualsiasi maniera possibile. Altre centinaia di Rohingya sono morti in mare o braccati e uccisi nelle giungle.

 

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